Scuola dell'Infanzia, Primaria e Secondaria di 1° Grado ad indirizzo Musicale - C.P.I.A. Centro Provinciale Istruzione Adulti

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INCONTRO CON L’AUTRICE SARA RATTARO

a cura di Giuseppe SANNELLI classe II A Scuola Secondaria

autrice

Quest’oggi, 16 gennaio, presso l’I.C. “Deledda – S. G. Bosco” si è tenuto un incontro con l’autrice ligure Sara Rattaro (vincitrice di alcuni premi prestigiosi come il Premio Bancarella nel 2015), che ha presentato a noi ragazzi il suo libro “Il cacciatore di sogni”. Più che narrarci la storia del protagonista (Luca), ha raccontato di un famosissimo volo Barcellona-Roma del 4 luglio 1984; stava per atterrare in Italia uno dei giocatori più forti della storia del calcio: Diego Armando Maradona. Tuttavia su quell’aereo (tanto sconsiderato, quanto importante) vi era anche Albert Bruce Sabin, colui che aveva scoperto il vaccino contro la poliomielite.                                                                                          

Sabin nasce nel 1908 in Polonia da una famiglia di origine ebraica, con un problema fisico: aveva un occhio cieco ed uno sano. La sua infanzia fu segnata dalle discriminazioni da parte dei suoi compagni. Un giorno ritornò a casa con l’occhio sano sanguinante e sua madre, vedendolo così, meditò la decisione di andare in America (visto lo sterminio ebreo in corso). Fuggire significava ricominciare tutto da capo anche per il padre di Albert, Jakub, che gestiva una bottega. Fu così che la famiglia Sabin, dopo settimane di navigazione, raggiunse l’America; lì li attendeva uno zio di Albert che professionalmente era un dentista. Durante il viaggio, Albert fu attratto da un libro dal titolo “I cacciatori di microbi”, e, incuriosito, chiese al proprietario la trama del testo; il signore rispose che si trattava di un libro in cui erano raccolti tutti i nomi e le ricerche di coloro i quali avevano scoperto vaccini o cure contro malattie virali e rare, che avevano reso il mondo migliore. Da quel momento Albert decise di non voler fare più il dentista, ma il medico. I genitori, inizialmente perplessi, lo sostennero fino al diploma. Quando Albert frequentava l’Università, conobbe una persona molta famosa: William Park, che aveva scoperto il vaccino contro la difterite.

Park (il suo professore universitario) ci vide lungo in Sabin e, dato che quest’ultimo aveva bisogno di soldi per gli studi, lo invitò a pulire il suo laboratorio anche per osservare i procedimenti del mestiere. Sabin si laureò e cominciò le sue ricerche, fino a quando non fu chiamato a fare il medico di campo durante la guerra; tornato, ultimò le sue ricerche e cercò di brevettare i suoi risultati.

Gli Stati Uniti gli negarono il brevetto per le sue origini ebraiche; la Russia, invece, accolse le sue scoperte. Sabin mandava il suo vaccino dentro le zollette di zucchero così da farlo assumere ai bambini e i frutti del vaccino furono positivi.

Ho trovato questo incontro molto formativo a livello personale, sociale e soprattutto storico perché ha rinnovato le dolorose tappe dello sterminio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

a cura di Cinzia PRENCIPE classe III A Scuola Secondaria

Martedì 16 gennaio 2018, le classi dell’I.C. “Deledda - S. G. Bosco” si sono riunite per incontrare un’autrice italiana, Sara Rattaro.

Ma prima di parlarne, sappiamo chi è?

Sara Rattaro nasce a Genova il 9 giugno 1975. Si laurea in Biologia nel 1999 e in Scienze della comunicazione nel 2009.

Ma nella vita, come ha detto lei, non si sa mai.

Pensava, appunto, di fare la biologa, o comunque di intraprendere una carriera scientifica.

Invece già nel 2010 la vediamo protagonista della pubblicazione “Sulla sedia sbagliata”, libro vincitore nel 2015 del premio speciale “Fortunato Seminara” del Rhegium Julii.

Nel 2012, invece, conosciamo il suo secondo libro, “Un uso qualunque di te” e, l’anno seguente, la ritroviamo nella pubblicazione di “Non volare via” che vince il premio “Città di Rieti 2014”.

Nel 2014 possiamo invece leggere “Niente è come te” che, l’anno successivo a quello di pubblicazione, vince il premio “Bancarella”.

Il 2015 è un anno molto importante per l’autrice, perché, oltre alla vittoria di ben due premi, viene nominata ambasciatrice dell’Expo.

Nel 2016, invece, esce “Splendi più che puoi” che vince ben due premi, uno nell’anno di pubblicazione (“Rapallo Carige per la donna scrittrice”) e uno nell’anno successivo (“Premio Fenice”).

Il 2017 è stato un anno molto prolifico per la scrittrice, che ha pubblicato altri due romanzi: “L’amore addosso” e “Il cacciatore di sogni”.

Sicuramente, l’incontro con qualsiasi autore è importante per noi ragazzi, ma perché questo lo è stato particolarmente?

Beh, è semplice. L’ultimo romanzo di Sara Rattaro “Il cacciatore di sogni” è per ragazzi e noi, si sa, viviamo di sogni.

Si tratta di una storia accaduta realmente.

Ma…chi riguarda? E perché dovrebbe affascinarci?

Beh, io ho sentito il racconto da chi ha ideato il libro e posso assicurare che ci si poteva emozionare anche solo guardandola negli occhi, perché le brillavano tanto da rispecchiarlo.

L’origine di questa storia? Un racconto, ma lo potremmo anche definire il suo racconto.

Era il 4 luglio del 1984 e lei, tornata a casa, trovò suo nonno arrabbiato perché i giornalisti avevano bloccato l’aeroporto di Fiumicino. Perché? Era in arrivo Diego Armando Maradona, sì, il noto calciatore argentino. Ma che motivo aveva il nonno della piccola Sara di essere arrabbiato? Ne aveva eccome, perché su quell’aereo viaggiava anche Albert Sabin.

Albert Bruce Sabin, ebreo, nasceva nel 1906 nel ghetto di Bialystok, a nord di Varsavia, in Polonia, allora ancora facente parte dell’impero russo. Sin dalla nascita Sabin non vedeva dall'occhio destro e, quando era ancora piccolo, un coetaneo gli scagliò una pietra che per poco non colpì in pieno l'occhio sano. Dunque sua madre, mamma Tilly, ritenne quel posto troppo pericoloso per loro, quindi lasciarono tutto e fuggirono negli Stati Uniti, che allora erano un po’ il rifugio di tutti. Durante il suo viaggio, il bambino incontrò un uomo che leggeva e, curioso, chiese l’argomento del libro, ovvero “I cacciatori di microbi”. Da questo momento nacque la sua passione per la medicina e le scienze. I genitori fecero il possibile, ovviamente, per rendere possibile il sogno del figlio e lui, con testardaggine e forza di volontà, guadagnò borse di studio. Sotto la guida del dottor William Park (scoprì il vaccino contro la difterite) studiò per mettere a punto il vaccino contro la poliomielite.

Si era diffusa in quegli anni un’epidemia di quella malattia, da cui era stato colpito anche il presidente Roosevelt. Era ormai la fine degli anni ’30 e Albert era già laureato da un pezzo quando scoppiò la seconda guerra mondiale. Finita la guerra, l’epidemia dilagò senza controllo e le ricerche in ambulatorio furono riprese. Proprio lì, Albert fece la sua scoperta principale: dimostrò infatti, contrariamente a quanto si credeva fino ad allora, che la sede di tale virus fosse l'intestino.

Fu allora che Albert Bruce Sabin, che pochi conoscevano allora e non tutti conoscono oggi, trovata la cura, la sperimentò, prima su se stesso, poi sui suoi amici ed infine sui primi bambini, le sue figlie. Tentò dunque di proporre la vaccinazione in America, ma la risposta fu alquanto scettica. Sabin, russo, rappresentava il nemico per loro. Allora tornò in patria, in Russia, dove il suo vaccino divenne indispensabile e fu somministrato con le zollette di zucchero. Avrebbe potuto annunciare la scoperta e trarne i dovuti guadagni. Ma sapete che fece? Non ammise di aver scoperto il farmaco, per due motivi: se le case farmaceutiche avessero prodotto il farmaco, tra i tempi di attesa e i costi, milioni di persone sarebbero morte. Quindi lui decise di somministrare a tutti il vaccino gratuitamente.

Credo che ognuno di noi abbia tratto qualcosa da questa vicenda. Albert Bruce Sabin è morto negli anni ’90 come l’uomo più normale ma allo stesso tempo più “ricco” del mondo. Perché? Perché la generosità è il sentimento più “egoistico” al mondo, perché, sì, facciamo stare bene gli altri, ma soprattutto stiamo bene noi. E in ogni caso, grazie a quel volo, da Barcellona a Roma, abbiamo imparato a guardare le cose che luccicano di meno, perché, come in questo caso, valgono di più.

a cura di Giorgia RISIMINI classe III A Scuola Secondaria

In questa settimana, nell’I.C. “Deledda-S.G.Bosco”, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Sara Rattaro, autrice del libro ‘Il Cacciatore di Sogni’, la quale ci ha raccontato di come le sia nata l’idea di questo romanzo.

L’ispirazione nasce da un suo ricordo di bambina, quando, tornando a casa, trovò suo nonno arrabbiato perché in aeroporto aveva assistito a una scena che l’aveva lasciato senza parole: una folla che aveva completamente ignorato lo scienziato Albert Sabin, di ritorno da un viaggio, mentre accanto acclamava Maradona, genio brillante nel mondo del calcio, ma che restava comunque uno che tirava bene calci a un pallone!

È così che, per la penna di Sara Rattaro, Luca, un bambino al quale il noto scienziato racconta la storia della sua vita mentre era sull’aereo con lui, diventa il protagonista di questo affascinante libro.

Sabin nacque nell’impero russo. Durante la seconda guerra mondiale, essendo ebreo, dovette trasferirsi in America, dove stava prendendo piede l’epidemia di poliomielite, che aveva colpito anche il presidente americano Roosevelt. Fu lì che ebbe l’opportunità di studiare insieme a uno dei più grandi scienziati del tempo, da cui apprese molto e, dopo la sua laurea, iniziò gli studi su questa malattia che stava colpendo milioni di persone. Attraverso piccole osservazioni e molti studi, trovò il vaccino giusto, sperimentandolo prima su se stesso, le sue figlie e la famiglia. Vedendo che effettivamente funzionava, cominciò a somministrarlo ai bambini, mettendolo nelle zollette di zucchero per farlo sembrare meno amaro. In poco tempo riuscì a salvare numerose vite e capì che era arrivato il momento di annunciarlo. Così, un giorno, salì su un palco e fece il suo annuncio, dicendo che avrebbe regalato il vaccino, non vendendolo a nessuna casa farmaceutica, in modo tale che fosse accessibile a tutti in poco tempo.

Questa storia, per la scrittrice, è il suo mito, quello con il quale è cresciuta e che ha deciso di raccontare a tutti nel suo libro affinché uomini di tale spessore umano e culturale possano essere d’esempio a tutte le generazioni future, soprattutto a quelle che si lasciano affascinare dai “falsi” miti che ci vengono propinati attraverso i mezzi di comunicazione.

Albert Sabin, che morì senza aver guadagnato un centesimo dalla scoperta, che salvò e continua a salvare milioni di vite, senza nessun rimpianto, può e deve diventare un soggetto d’ispirazione per tutti noi, che proprio in questi giorni stiamo andando incontro a scelte importanti, scelte che inevitabilmente segneranno la nostra vita e che dobbiamo fare con la consapevolezza dei nostri quasi 14 anni.

                                                                                                  

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